Selfie

Tutti si aspettano che il tuo hotel sia social. L’universo dei potenziali clienti, i clienti già fidelizzati, i fornitori, gli amici.

Il mondo è sui social, e lo sai bene, devi esserci anche tu.

Però i social richiedono cura, quindi tempo, idee, applicazione. Se trascurati o mal utilizzati possono assomigliare alla famosa “zappa sui piedi”.

L’errore è dietro l’angolo, ma se lo conosci puoi anche evitarlo.

 

Ecco gli errori più frequenti:

Troppi account su troppi social

Preso dalla foga hai aperto l’account su Facebook, Instagram, Pinterest, Google +, Twitter, e tutti gli altri che ti sono venuti in mente.

E ora? Cosa scrivi? Hai in mente contenuti adatti ai vari canali? Hai tempo per elaborarli e postarli? Li controlli più volte al giorno, rispondi a tutti i commenti? Se stai rispondendo NO alla maggior parte di queste (stressanti) domande, significa che hai aperto troppi account su troppi social.

Meglio pochi canali, ma seguiti e curati per bene. Se sei alle prime armi, meglio partire dal solo Facebook.

Pagare per followers o like

La chiave del successo non è il numero dei seguaci/like/amici, ma la qualità delle relazioni instaurate. Pagare per avere like è significa pagare per avere amici: gli interessi comuni, e non il denaro, contribuiscono a creare relazioni, anche nella “vita reale”.

Usare troppi hashtag (o hashtag irrilevanti)

Si, è indubbio che gli hashtag aiutino nella visibilità, ma attenzione a come sceglierli.

L’inglese è la lingua più diffusa, consente quindi di raggiungere più utenti possibile.

Però, per essere meno generalisti, gli hashtag vanno pensati mettendoci nei panni di chi può essere interessato a noi.

Evita di appiccicare ad ogni tua foto una sfilza di hashtag abusati come:

#cool #crazy #friend #goodtimes #guys #happy #instafun #instaparty #smile #TagsForLikes#smile #TagsForLikes #instabeauty #instacool #instafamous #photooftheday #pickoftheday #popularpic #instagood #instalove #instalovers #chill #cute #forever #instafood

ma scegline tre o quattro popolari e pertinenti.

Questi invece sono terribili (e inutili):

#oggihomangiatotroppo#sto#bene#sul#terrazzo#chebelloritrovarvi#finalmenteacquafan (si, con l’errore nel nome del parco tematico!!)#breackfast (anche qui con un C di troppo)

Postare troppo, o troppo poco

L’alba dal balcone del quarto piano, la piramide di brioches a colazione, l’ennesimo selfie nell’ascensore/alla scrivania/in auto, il piatto di tagliatelle al ragù a pranzo, i balli di gruppo (video!), il buffet dell’aperitivo, il maiale imporchettato in bellavista per cena, la luna che si specchia sul mare vista dal giardino…

Troppi post per una giornata, soprattutto se:

  1. L’autore è sempre il medesimo, cioè l’amministratore della pagina/titolare dell’account
  2. I Mi Piace sono due o tre, i commenti nulli

Per non essere assimilato ad uno stalker, meglio pochi post, ma interessanti.

Ancora più tristi però sono quei profili completamente abbandonati, per esempio mi sono imbattuta nella pagina di un hotel di Napoli, con gli ultimi post risalenti al 2012:

Un bel Buona Pasqua con foto ovvia che più ovvia non si può: Zero commenti, 3 Mi Piace

buona pasqua

 

A seguire un cenno patriottico che l’occhio mediamente classifica come non degno della seppur minima attenzione.

liberazione

E poi il dovuto remind per il 1°maggio…

 

1 maggio

Visto il successone di quest’ultimo post del 2012, l’autore ha deciso di interrompere la sua attività su Facebook, e da allora non ne abbiamo notizie.

Essere noiosi

I social sono in overdose di cappuccini per il buongiorno, gattini in tutte le salse per il buona giornata,  bicchieri colorati con cannuccia e fetta di arancia per il buonasera e cuccioli addormentati per la buonanotte.

BASTA. Il mondo è bello perchè è vario. Cerchiamo di essere creativi.

Non rileggere

Errori battitura, T9 impazziti, parole in inglese con lettere di troppo, brand scritti male…Sono brutti, suscitano uno sgradevole senso di mancanza di cura, di eccessiva velocità.

Basterebbe rileggere una volta prima di pubblicare. In fondo spesso si tratta solo di una breve frase.

Infine, l’errore più diffuso, quello che il 95% degli hotel commettono tutti i giorni:

Parlare troppo di se stessi e del brand

Quasi sempre il brand è nominato troppo spesso.  La pagina dell’hotel sui social non è un manifesto per strada, che comunica in modo generalista ad una massa disinteressata, ma è uno strumento di scambio e condivisione: non è un canale one to many,  ma si tratta di noi che condividiamo cose con voi e viceversa.


Ad esempo la pagina di un hotel abruzzese di cui riporto uno screenshot qui sotto, evidenzia un’attività costante: ora ho contato 8 post in 24 ore, e siamo ai primi di settembre, immagino ci siano giornate bene più “calde”.

Ma l’unico post dell’albergatore è la sfida al raggiungimento dei 100 Mi Piace all’augurio di buon compleanno allo chef (e a 2 ore dalla pubblicazione è a quota 80!!!)

Gli altri post sono di Ospiti appena ripartiti con destinazione casa che ringraziano lo staff nominando le persone una ad una e ricordando i momenti divertenti o emozionanti vissuti in vacanza, mamme che postano foto dei figli con lo zainetto brandizzato dell’hotel, un cliente che posta la foto del cameriere scattata al volo, qualcun altro quella del braccialetto dell’hotel ancora sul comodino di casa a vacanza finita da tempo, a testimonianza della nostalgia.

pagina FB viva e attiva

Ecco, pagine come questa sono vive e attive, gli Ospiti scrivono prima, durante e dopo la vacanza, scrive il capoaminatore, la responsabile degli spettacoli, i camerieri, chi si occupa del baby club, le addette al ricevimento, il titolare, e chiunque abbia voglia di farlo.

Ogni post, sempre pertinente e mai generico, ha decine di Mi Piace e svariati commenti, nulla cade nel vuoto.

E se l’albergo è stagionale?

Cosa si fa d’inverno? Ripartiamo con i buongiorno col cappuccino, buon pomeriggio col gattino e buona serata con l’aperitivo?

La via d’uscita esiste.

Stai ristrutturando una parte dell’hotel? Posta le foto dei lavori nelle varie fasi. Chiedi agli “amici” se gradiscono il colore dei nuovi divanetti.

E’ febbraio ma c’è un bel sole? Porta le sedie, telefoni e pc in spiaggia, oggi si prendono le prenotazioni da lì (una bella foto, ed ecco il post del giorno).

Il bordo piscina è coperto di neve? Comprato nuovi giochi per il miniclub? Vuoi sapere se piacciono di più le polo verdi o turchesi per il personale? Tutte buone occasioni per tenere in vita la pagina Facebook dell’hotel anche quando la struttura è chiusa.


Purtroppo invece è molto più frequente imbattersi in pagine come questa qui sotto:

pagina FB autoreferenziale

Una serie di offerte con link al sito, sprovviste di foto quindi con spazio bianco nell’anteprima. Commenti zero, like pochissimi.

I tuoi amici su Facebook non sono interessati al tuo albergo in quanto azienda, e men che meno all’imperdibile offerta della settimana.

Sono invece interessati a cosa succede in hotel prima del loro arrivo (la manifestazione pubblica dell’impazienza di un cliente che ha prenotato può convincere altri a farlo molto più di qualsiasi offerta).

Durante la vacanza l’Ospite vuole essere parte del gruppo, partecipare alle attività, essere informato di tutto, e il social è un ottimo sistema per tenersi connesso con lo staff e gli altri ospiti.

Per il post vacanza, basta poco per stimolare l’Ospite a postare un cenno della sua nostalgia mentre tornando a casa è in fila in autostrada, o nel momento drammatico in cui si disfano le valigie e si riempie la lavatrice.

Naturalmente quanto detto finora calza a pennello su una struttura leisure, non altrettanto su un albergo dalla vocazione business. Per questo tipo di struttura è molto difficile creare relazioni tali da rendere viva la presenza sui social, però si può comunque curarla evitando gli errori sopra citati.

Se non ti senti social, se non sei capace, e pensi di non voler imparare, meglio non esserci.

Una comunicazione sterile si rivelerà dannosa, meglio allora puntare su una comunicazione istituzionale tenendo aggiornato il sito e curando la completezza e correttezza delle informazioni che ci riguardano sulle OTA.

Ma questa è un’altra storia.